Inizio qui una serie di articoli riguardanti una delle più intense ondate di freddo degli ultimi 30 anni, ondata di
freddo che solo per poco non ha eguagliato quelle ben più famose di anni come il ’56 o l’85.
Mi riferisco alla grande irruzione artica del gennaio 1979.
In questo primo articolo descriverò la situazione meteorologica dei mesi immediatamente recedenti quel
famoso mese di gennaio.
L’autunno 1978 fu molto freddo, con temperature al di sotto della media. Soprattutto il mese di novembre fu
particolare, caratterizzato da un potente anticiclone, con estese ed ampie brinate mattutine (minime fino a -
5) e frequenti fittissime nebbie. L’insolita siccità di quel periodo, in anni abituati alle grandi piogge autunnali,
fece scorrere fiumi d’inchiostro su tutti i giornali.
Alla fine di novembre la situazione cambiò: un vortice depressionario centrato sul Tirreno prese a
convogliare aria instabile e sempre più fredda da nordest sulla ns.regione ed i giorni 28 e 29 novembre una
magnifica nevicata di 25/30 cm. fece quasi il bis della celebre “malaneve” dell’anno precedente.
E dopo la neve, il grande freddo: il grande respiro gelido d’un orso russo in gran forma, insieme all’effetto
albedo, ci fecero vivere due settimane polari, con minime fino a due cifre, giorni di ghiaccio a volontà, nebbia
congelantesi, galaverne fra le più belle mai viste ed anche un’ulteriore gelida nevicata il giorno 8 dicembre
(temperatura di quel giorno: min. -8 max -3).
A metà dicembre un improvviso aumento della temperatura provocò il disgelo, ma il 19 ecco una nuova
spettacolare nevicata: altri 25 cm., che purtroppo si sciolsero troppo velocemente nei giorni successivi, a
causa dell’afflusso di aria mite e umida, con cieli sempre coperti e nebbiosi, con
UR sempre sul 100%.
Da Natale a Capodanno s’instaurò una fase mitissima, tanto che il grande freddo degli ultimi due mesi
sembrava solo un bel ricordo.
Ma in realtà, nel Nordeuropa, qualcosa d’importante si stava preparando…
Da giorni il buon colonnello Baroni ed anche i telegiornali ci parlavano di un’imponente discesa di aria
fredda dapprima in Russia e poi in Scandinavia, che giorno dopo giorno scendeva sempre più verso sud e
verso ovest, con grandi tempeste di neve che gli ultimi giorni dell’anno avevano cominciato ad interessare la
Danimarca ed il nord della Germania.
Dopo il nebbione della notte di San Silvestro, il giorno di Capodanno 1979 sembrava ormai arrivata la
primavera, col sole e temperatura sui 12°.
Ma il grande evento stava ormai per arrivare !Nel pomeriggio la bora arriva violenta ed improvvisa; il cielo si
copre di cupi nuvoloni e c’è anche una breve grandinata. Dopo l’imbrunire le nubi svaniscono, il cielo diventa
stupendamente stellato, mentre la tempesta di vento raggiunge intensità da uragano.
Nel telegiornale della sera la notizia principale è quella di un UFO avvistato nel cielo di Milano: in realtà è il
pianeta Venere che brilla con insolita lucentezza nel cielo limpido e terso del capoluogo lombardo, grazie
anche all’aria secca e pulita per effetto foehn.
Il Col.Bernacca, nella rubrica delle previsioni, ci conferma quanto ormai già sapevamo: la grande irruzione
era in corso, ma il bello doveva ancora venire.
La mattina del 2 gennaio ci svegliamo in un paesaggio siberiano: era in corso un violento blizzard, con neve
secca e polverosa sospinta dalle gelide raffiche d’un vento violentissimo e temperatura di -6.
La nevicata termina attorno alle 8 di mattina.
Erano caduti ca.17 cm. di neve. Nelle ore centrali della giornata la temperatura
sale a -3°, ma nel pomeriggio precipita subito in picchiata, grazie al cielo diventato sereno: alle 18 ci sono
già -10°.
La colata gelida investe soprattutto le regioni adriatiche: 20 cm. di neve in Romagna, ad Ancona nevica tutto
il giorno con min. -1 max. 0. Nevicate abbondanti in Appennino. Al nordovest il freddo è ancora contenuto: a
Milano min. -4 max. 0
3 gennaio: giornata limpida e serena, con fantastica minima notturna: -20 ad Anzola Emilia (-12 a Bologna
aeroporto).
La massima rimane sotto zero ovunque ed il freddo si fa sentire ormai in tutta Italia: -11 Ancona e Pescara, -
10 Milano, Verona, Bolzano, Campobasso, Perugia, -9 Firenze, -7 Roma .
4 gennaio: ancora una splendida minima (-17), ancora una giornata di ghiaccio, ma il tempo è già cambiato:
arriva una debole perturbazione atlantica, ideale per far cadere ulteriore neve senza correre il rischio di
erodere lo splendido cuscino freddo.
Il cielo infatti è ormai grigio plumbeo ed inizia a fioccare dapprima debolmente, poi un po’ più intensamente:
una neve fredda e farinosa che si adagia lentamente e pigramente su quella caduta la mattina del 2.
Inizia a nevicare alle 11 con -7 e nevica tutto il giorno con min. -17, max. -3 ed ulteriori.14 cm. di neve
fresca.
Il 5 è un altro giorno di ghiaccio: il cielo rimane sempre coperto e plumbeo, la temperatura rimane gelida: -
min. 8.4 max. -3.0. Il manto bianco sulle strade rimane intatto.
GENNAIO 1979: SECONDA PARTE
E siamo arrivati al 6 gennaio 1979:dopo 4 consecutivi giorni di ghiaccio, la temperatura torna positiva per
circa un’ora, dalle 12.30 alle 13.30 ed inizia un timido disgelo, quasi subito interrotto. Dal pomeriggio, infatti,
la temperatura torna a scendere rapidamente e la mattina di domenica 7 gennaio è veramente spettacolare:
il sole fa capolino tra i fumi della nebbia congelatesi, con temperatura di -14 a Bologna Aeroporto. La
campagna è meravigliosa, con la galaverna che tesse arabeschi da fiaba sui bianchi rami degli alberi
scintillanti sotto il sole, che nel frattempo ha dissolto la nebbia. I campi sono splendenti di neve, gli alberi
cristallizzati dalla luccicante galaverna, gli specchi d’acqua ghiacciati ed invisibili sotto la coltre di neve.
E’ il trionfo dell’inverno; un trionfo che culmina la mattina dopo, quando alla televisione un’incredula
annunciatrice comunica la temperatura di Bologna Aeroporto: -17. Bologna è di gran lunga la città più
fredda d’Italia. quella stessa mattina Milano registra -8, Torino -7, Bolzano -10, Venezia e Firenze -6, Trieste
solo -1 e al Sud il freddo è già finito. Ma la situazione sta nuovamente per cambiare: arriva un’altra
perturbazione atlantica e già dal pomeriggio dell’8 il cielo è nuovamente coperto per l’afflusso dell’aria calda
in quota.
Nella notte fra l’8 e il 9 cadono 2 cm. di neve molto ghiacciata (più graupel che neve) e con la mattina del 9
hanno inizio 48 incredibili ore di gelicidio: un’intensa pioviggine ghiacciata ricopre tutto quello che trova con
una robusta lastra di ghiaccio.
Le strade, gli alberi, tutto quello che si trova all’aperto vengono incapsulati nel ghiaccio.
La circolazione stradale si blocca. Salire le scale poste all’aperto è un grave rischio. Si pattina dappertutto.
La Statale Porrettana viene chiusa per le decine di alberi che si abbattono sull’asfalto sotto il peso del
ghiaccio.
Nella notte fra il 9 e il 10 cadono 5 centimetri di neve farinosa, ma nella giornata del 10 il ghiaccio continua
ed essere il protagonista assoluto.
La sera del 10 le previsioni annunciano l’arrivo d’una nuova velocissima perturbazione, stavolta col rischio di
foehn appenninico.
E il foehn, puntuale, arriva: fra le 3 e le 4 di mattina di giovedì 11 gennaio la temperatura all’Aeroporto di
Bologna aumenta da -5 a +7.2, con vento a 72 km/h. da SW.
Poi, quasi altrettanto rapidamente, la temperatura cala: all’alba c’e’ +1; alle 13 ci sono -3, col vento che ha
girato da NE.
E’ tornato il freddo, ma meno intenso di quello della prima decade: i tre giorni successivi sono freddi e
limpidi, con i seguenti estremi termici (dati di Anzola Emilia):
12/1 min. -6.0 max. +5.0
13/1 min. -7.6 max. -1.4
14/1 min. -4.0 max +4.0
Il giorno 15 arriva un nuovo impulso freddo, questa volta diretto prevalentemente verso il centro-sud
secondo uno dei più classici copioni invernali: Dopo 48 ore di nevicate, la costa adriatica dalle Marche
in giù è sommersa da un candido manto: 20 cm. ad Ancona, 30 cm. a Pescara, 10 cm. a Bari, per
non parlare del retrostante, dove gli accumuli superano il metro.
Al nord il tempo è freddo, ma secco: fra il 16 e il 19 le minime di Anzola Emilia oscillano fra -7 e -9, con
massime attorno allo zero.
Nel pomeriggio del 19 il cielo si copre ed il 20 una debole, intermittente nevicata deposita ca. 1 cm., ma
siamo ormai alla fine del grande freddo: la giornata del 21 e’ ancora polare, con nebbia e galaverna, ma dal
22 inizia il disgelo, dapprima debole, poi sempre più intenso.
Gli spessi strati di ghiaccio ricoperti di polvere e duri come il cemento, che da 20 giorni si erano confusi ed
amalgamati con l’asfalto di strade e marciapiedi diventano molli e friabili sotto i piedi ed a poco a poco
scompaiono e la campagna perde il suo bianco splendore per assumere il colore bruno e triste del disgelo.
E’ ormai tutto finito.